“Troppi parti medicalizzati: si agevoli la donna a partorire naturalmente (La Stampa)”: un mio commento

Era il 1980 quando sono uscite le prime linee guida sul parto… praticamente le stesse….
in trent’anni molte cose sono cambiate, almeno in alcuni ospedali, e le linee guida sono abbastanza seguite, a volte interpretate in modo molto curioso.
Ricordo che quando si cominciò a parlare di parto attivo, dove la donna potesse scegliere la posizione più comoda per partorire, in alcuni ospedali  venne interpretato come:” Usiamo lo gabello da parto per tutte le donne” , obbligando la gestante a una posizione alternativa a quella semi-supina  ma pur sempre imposta….
E nessuno riusciva a  notare il disagio di una donna in travaglio,  sola su una barella, senza un cuscino, senza nessuno a confortarla, fisicamente e psicologicamente….
Oggi le cose sono cambiate: molte donne si stanno arrabbiando per la poca attenzione umana ad un momento così importante,… di fronte a operatori sempre più concentrati a cercar sicurezza in rigidi  protocolli clinici,  diversissimi in ogni ospedale – ma le donne non lo sanno. E’ un fenomeno che troviamo in tutti gli ospedali del mondo, è la paura che succeda qualcosa, che muoia qualcuno…. è il senso di impotenza di fronte al mistero della vita e alla difficoltà di affrontarlo… ecco perché si sono tirate fuori dai cassetti le linee guida dell’OMS….
Dopo trent’anni c’è bisogno di ripensare ai troppi cesarei, alla solitudine relazionale in sala parto, all’incapacità di ascoltare i bisogni di una donna, al rispetto dei tempi e delle scelte.
Continuiamo a dimenticare che il corpo delle donne sa partorire, e che ogni donna sa accogliere… e’ solo questione di lasciarglielo fare, senza interferenze.

 

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