IL PARTO, dal latino partorire, portare al di là.

Il tempo dell’attesa era finito. Parlo di 18 anni fa, come fosse ieri.

Un movimento più deciso mi aveva svegliata nella notte ed era stato il segnale che annunciava quelle otto ore e mezza di travaglio.

Le spinte che mi attraversavano partivano dall’alto per esaurirsi nella terra e ricominciare. Le posizioni che assumevo tendevano verso il basso se non ero direttamente rannicchiata a terra.

Le presenze dovevano essere molto discrete, prima quella del mio compagno che mi assecondava in ogni desiderio ma sapeva sparire al momento giusto, poi dell’amica e quindi della “mia” ostetrica che l’omeopata di fiducia mi aveva fatto conoscere. L’età di 43 anni da una parte e l’attenzione ad affrontare le cose della vita supportata da persone esperte e mani amiche dall’altra, mi/ci aveva condotto a questa scelta.

La forza che mi invadeva non era controllabile e la stretta della mia mano poteva far male. Non me ne rendevo conto e sono stata fermamente redarguita. “Ti sono vicina – mi aveva detto l’ostetrica – ma non mi devi far male”. Un canto semplice, fatto di vocali che risuonavano all’interno e si libravano nell’aria, preparato per mesi accompagnando tutta la gravidanza, sembrava chiamare a raccolta tutti gli spiriti del cielo e della terra. Era stata questa la mia preparazione spirituale che si affiancava a quella della culla e della casa. La primavera aveva invece pensato al giardino!

Poi c’è stato un momento di calma piatta, al centro del maelström. Intanto erano state abbandonate le mura domestiche, raggiunta la città, quindi la clinica. Appena entrata c’è stato il monitoraggio del cuore di chi doveva nascere e, mentre l’ostetrica ufficiale mi incuteva un po’ di timore dicendomi di non lasciarmi andare e di continuare a spingere per evitare affaticamenti del bambino, la “mia” ostetrica mi tranquillizzava dolcemente. Mi sentivo assoggettata a loro in tutto e per tutto, in senso positivo, avevo messo la nostre vite nelle loro mani. Da una parte non volevo contrariare l’ostetrica dell’ospedale, dall’altra sentivo una complicità con chi mi aveva seguita passo passo.

Quindi c’è stata la processione in sala parto e sotto il camicione color smeraldo che il mio compagno stava indossando vedevo spuntare la scritta del Dr. Feelgood, non scelta a caso, perché così si sentiva e mi trasmetteva la sua gioia e il suo orgoglio.

A intermittenza la testa faceva capolino dalla vagina e riscompariva dentro e, come in una radiocronaca che i presenti mi facevano, io seguivo questo suo andirivieni, fino a quando, con uno sforzo finale veramente poderoso, sei nata.

Hai forse sostato un attimo su di me, hai volteggiato tra le mani delle ostetriche che ti avvolgevano in un panno e ti davano un voto… prendevi già un voto alto, un nove! Poi sei finita tra le mani di tuo padre come su un vassoio tenuto da un cameriere di gran classe che non sapeva nascondere l’emozione per quel compito.

E io? Captavo al volo tutte queste immagini ma ero ancora in un “altrove” in cui ti ero venuta a prendere per portarti al di qua. Ho ancora visto dietro l’oblò il dottore che arrivava per fermare l’emorragia dopo che manovre veloci sulla mia pancia tentavano di provocare quel crampo che avrebbe chiuso la strada al sangue. Molto tempo dopo ho pensato che sarebbe stato facile morire in quel momento, credo che non me ne sarei accorta e sarei scivolata via.

Poi, di colpo, mi sono ritrovata, esausta, su una barella, coricata su di un fianco, con te di fronte al mio viso. Le voci mi arrivavano da molto lontano, anche nelle ore successive, proprio come se fossi stata in un altro mondo. Poi il sonno. Quando ti hanno di nuovo messo tra le mie braccia, ero seduta sul bordo del letto pronta a darti il seno e lì ho accolto con estrema dolcezza le parole dell’infermiera che mi diceva: “ Se tutte fossero serene e tranquille come lei, non ci sarebbe problema ad allattare”. Così cominciava la nostra avventura assieme sulla Terra.

Gaudenzia DoraP.S.

Essere seguita passo passo durante la gravidanza, il travaglio e il parto da una persona che si prende cura di te, della coppia e poi del bambino, è un’esperienza unica e speciale. Scegliere quello che può essere meglio per la propria situazione con una persona che è in grado di prospettarti tutte le soluzioni ai problemi a cui si va incontro è un sostegno ineguagliabile, soprattutto quando non hai una mamma, una zia, una sorella vicina. Penso che il ruolo che un tempo potevano avere le grandi famiglie dove tutte le donne si mobilitavano intorno alla puerpera, adesso sia sostituito da queste figure che riempiono un vuoto enorme nella vita delle persone sempre più sole, isolate e medicalizzate. Torna, sotto altre spoglie, quella vicinanza e quella trasmissione di saperi e possono nascere anche grandi amicizie. Bisognerebbe far sì che questo lusso possa essere condiviso dalla maggior parte delle persone.

Un ultimo pensiero anche alla mia ginecologa che, a differenza dell’ostetrica non è presente sempre nel momento cruciale ma che conduce una serie di controlli periodici fondamentali per portare a termine tranquillamente la gravidanza e, seppure con un ruolo più distante dall’intimità della quotidianità, in un certo senso si prende a cuore la tua storia riuscendo a gioire o a piangere con te. Almeno, per me è stato così.

Chiara mg, 7 aprile 2020

Donne nel Parto: Demetrio

Demetrio è nato domenica 11 Dicembre 2016 alle 18.30 con luna crescente, nella nostra casa di Prarostino, con le ostetriche Gaudenzia, Anna e una giovane ostetrica che stava imparando il mestiere, di nome Giulia.

demetrio

Intorno al mio 4° mese di gravidanza una cara amica mi raccontò che vent’anni prima aveva partorito le sue due figlie in casa . Ascoltai affascinata il suo racconto e le sue riflessioni. Nessuno mi aveva mai parlato prima di qualcosa del genere. Mi diede un libro da leggere e il contatto con Gaudenzia. Contattai l’ostetrica che ampliò il mio orizzonte di conoscenze sull’argomento e mi resi conto che l’esperienza del parto poteva diventare un’occasione molto profonda e assolutamente unica di conoscenza di sè. 

Andrés,  il mio compagno, mi raccontò che alcune sue amiche in Cile, stavano già portando avanti da anni esperienze di parto in casa. C’era tutto un movimento di donne determinate a riappropriarsi delle forze ancestrali che venivano loro  sottratte; e l’esperienza del parto naturale era una di queste. Mi documentai molto nei mesi successivi attraverso la lettura e i racconti di persone che avevano partorito in casa. 

La questione era importante e trattava dei massimi sistemi; si parlava di vita, morte, corpo, politica, salute, femminismo, antropologia, educazione, diritti, convenzioni sociali. L’argomento era immenso e per quanto mi riguardava incredibilmente interessante.

Avevo deciso. Volevo che mio figlio nascesse in casa. Lo desideravo con determinazione. Volevo essere protagonista di questa esperienza insieme a lui. Non potevo perdere questa occasione. E non volevo che la perdesse lui! Avevo la sensazione che entrambi saremmo usciti molto più forti da questa esperienza. Andres era d’accordo ed entusiasta.

In questo viaggio intrapreso fu fondamentale per noi aver trovato una guida esperta: Gaudenzia conosceva molto bene il suo mestiere di ostetrica; noi ci siamo affidati a lei e lei ci ha accompagnati. Le sono molto grata per la sua assistenza  e i preziosi consigli che mi ha dato durante gli ultimi mesi di gravidanza, il parto e il puerperio. La sua presenza in quei giorni è stata indispensabile.

Sarebbe bellissimo che le donne avessero più facile accesso all’esperienza del parto naturale e che venissero messe nelle condizioni di scegliere più liberamente come partorire i loro figli. Consiglio sempre alle donne incinte che conosco e frequento di pensare a questa possibilità per il loro parto, provo a raccontare la mia storia, ma devo ammettere che molto spesso questo discorso impaurisce e crea muri nella comunicazione. Me ne dispiaccio davvero. Per me è stato un momento di estrema importanza. E anche per mio figlio.

Nelle settimane successive al parto ho scritto alcuni pensieri. Riporto qualche frase. Sono emozioni vive, un po’ confuse e poco elaborate, ma in qualche modo molto vere.

“Andrés ( il padre, ndr) è rimasto molto colpito dal parto. Ha detto che è una cosa che ha a che fare con le forze naturali come tornado, terremoto, vulcano. Una potenza, una violenza, un’incredibile sprigionarsi di energie, un evento traumatico di creazione primordiale. Mi piace questa sua idea di ciò che è stato, di ciò che lui ha vissuto.

Io invece ho un ricordo meno concreto delle sette ore di travaglio che sono trascorse. Ho vissuto molte emozioni distinte, profonde e contraddittorie: potenza, impotenza, insicurezza e grande forza interiore,  qualcosa che arrivava dall’alto e cadeva nella terra. Incredulità, impossibilità, rassegnazione, paura, angoscia. Stupore, sospensione del tempo, trance, sonno-sogno, percezione delle voci e dei suoni fuori di me. E poi il dolore profondo che stava dentro, che stava sotto, e che intermittente emergeva sempre di più, portandomi nel fondo di me.

Il mio parto è stato un grido intermittente, una potente espirazione, una voce forte e fondante che mi permetteva di generare forza. E’ stato come una voce, dentro. La mia voce. ”

Andrés è stato con me dall’inizio, standomi vicino. Poi nella fase finale del parto mi sono aggrappata a lui con incredibile forza e il suo corpo che mi sosteneva mi ha permesso di far nascere nostro figlio. Ricordo che durante le ultime spinte lui gridava-cantava con me. Forse aveva la sensazione che così l’energia si amplificasse, oppure forse aveva solo voglia di cantare con me.

Gli sono grata di essere stato forte, di essersi fidato di me, di avermi fisicamente sostenuta e di non aver avuto paura. Solo lui poteva farlo. E anche per lui è stato importante averlo fatto.

Demetrio è stato molto bravo a nascere. Abbiamo collaborato bene insieme per questo grande evento. Appena l’ho visto e l’ho toccato, il dolore è svanito; non potevo credere che ci eravamo riusciti e che ora ci stavamo guardando. Un meraviglioso stupore, ricordo di quel nostro primo incontro. In quella penombra magica lui era una bestiolina di puro istinto, stanco ma felice.

Aprile 2020

Giulia 

Donne nel Parto: Racconti Autobiografici

Ho iniziato il mio mestiere di levatrice 35 anni fa, affiancando tante donne e tante coppie nell’esperienza della nascita, in casa o in ospedale.

All’inizio era come una sfida: poter rispondere ai bisogni e alle aspettative di ogni donna che desiderava partorire in un modo più attivo e consapevole.

Un evento naturale, eppure, nella maggior parte delle volte, espletato in ospedale, il luogo dove si cura la malattia. Ho sempre sentito questo binomio come una stonatura: là dove la gravidanza e il processo del parto  sono fisiologici non dovrebbero esserci comportamenti medicalizzati, interventisti.

Invece negli anni 80 era così: molte donne venivano stimolate già all’inizio del termine di gravidanza, con scollamento delle membrane, amniorexi, infusione di ossitocina; depilate, clisterizzate, spersonalizzate, tenute digiune, obbligate a letto; l’80% di loro subiva l’episiotomia di prassi, moltissime la kristeller, e nessuna era a conoscenza del diritto di scegliere: in che posizione stare, di essere rispettate nei tempi individuali di travaglio, di essere accompagnate da una persona cara, di fare una doccia, mangiare, bere, dormire, usare la voce…..e dopo, di stare col proprio bambino, allattarlo.

 

Poi i dati scientifici hanno dimostrato che il parto, se fisiologico, non necessita di interventismi, che la maggior parte delle procedure di assistenza sono invasive e interferiscono coi processi naturali;  che le donne, se sostenute, sanno partorire; l’OMS controindicò molti comportamenti inutili e controproducenti, dichiarò che l’episiotomia non è utile come sembra, anzi, che nella maggior parte dei casi favorisce l’incontinenza urinaria, il dolore durante i rapporti, disequilibri della sfera sessuale, e che non è detto che col parto debbano avvenire lacerazioni.

 Se non si forza la mano.

 

Che scegliere una posizione  facilita il processo del parto e che i tempi del travaglio sono personali e vanno rispettati; dimostrò che l’allattamento materno era la soluzione migliore per favorire lo sviluppo affettivo – emozionale e l’accrescimento salutare del bambino. Con il tempo, alcuni ospedali si adeguarono abbastanza velocemente alle nuove indicazioni, altri con estrema lentezza e mal interpretando il messaggio educativo di una nuova ostetricia.IMG_1699

Oggi, con la grande epidemia si sta tornando indietro: in alcuni ospedali la coppia viene separata, la donna si ritrova sola, in altri può essere affiancata nel parto, ma dopo, non può più incontrare il partner fino alla dimissione. In altri ancora i padri possono entrare in sala parto e poi tornare ogni giorno fino alla dimissione. In alcuni nosocomi, addirittura, le madri non possono tenere i piccoli con sé nel letto e devono allattarli con la mascherina. Non c’è congruenza, ogni ospedale fa a modo suo, non si capisce in base a quali criteri si pongono delle regole e soprattutto non si tiene più conto delle priorità: il bambino nasce da una madre e ha convissuto 10 mesi con la coppia, e dopo anche tornerà a casa con loro, perché separarlo, perché separare i genitori, se non hanno sintomi.

Infine c’è la relazione tra la coppia e la struttura, il personale, le ostetriche, le puericultrici: a volte gentili, attente, premurose, in altri casi arroganti, aggressive, autoritarie, di fronte a semplici richieste di aiuto.   Le più penalizzate sono spesso le donne che subiscono un cesareo: per motivi di protezione, nei primi giorni non possono avere accanto una persona che le accudisca o le aiuti col bambino, tenendo conto del fattore dolore, limitazione nei movimenti, apprensione, necessità di tempo per sentire, attaccarsi al piccolo, accudirlo. Tutti siamo disorientati di fronte al grande cambiamento, ma noi operatori siamo accanto a pazienti giovani, anziani,  puerpere, neo-padri, bambini, neonati, ancora più disorientati di noi, e comunque col diritto al rispetto e ad un’assistenza adeguata sui diversi piani, clinico, relazionale, emozionale, intellettuale, sociale.

In tanti anni ho incontrato coppie, donne, colleghe, dentro e fuori dagli ospedali, con le quali mi sono confrontata, ho messo in gioco il mio femminile, i miei limiti, le mie speranze.

Ho così sviluppato l’idea di pubblicare storie di  donne nel parto. Nel tempo, ho ricevuto in dono da molte persone, il racconto dei loro vissuti, toccanti e commoventi e, con il loro permesso e gratitudine ho deciso di pubblicarli. Queste storie sono anche un po’ le mie,  perché ho condiviso con loro quei momenti, stando accanto, ascoltando, sostenendo. Per me è stato ogni volta un privilegio e un grande insegnamento. E così, a seguire li pubblicherò a cadenza settimanale.

Buona lettura.

Giornata Internazionale dell’Ostetrica 2020

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Il 5 maggio, in tutto il mondo, si festeggia la professione che ho scelto di esercitare.

Quest’anno che a causa delle contingenze non sono stati organizzati momenti pubblici, ma ci sono motivi più che sufficienti  per ribadire che l’ostetrica è una figura dalla parte delle donne.

Il momento attuale dimostra che l’assistenza ospedaliera  è insufficiente e limitata, che un servizio territoriale di ostriche che possano arrivare nelle case  per assistere coppie, mamme e bimbi, prima, durante e dopo il parto è quanto mai essenziale.

Vogliamo così cogliere l’occasione del 5 maggio, Giornata Internazionale dell’Ostetrica, proprio per promuoverne il riconoscimento, al fine di offrire una migliore qualità di cure, nel pieno rispetto del diritto universale alla salute fisica e psichica delle donne nelle varie età e dei neonati, come chiede l’OMS.

Sono dati scientifici che trovate anche nei due studi consultabili a questi link

Position statement: Emergenza COVID-19 e assistenza rispettosa alla maternità e nascita

Definitivo_position paper n. 2 COVID-19 SYRIO SISOGN

Informazioni utili ai tempi del Covid-19

In questo difficile momento, ci si sta confrontando con disposizioni in continuo cambiamento, per regolamentare l’accesso agli ospedali, per il parto e il post-parto, Tu che sei in attesa o con il tuo bimbo nato da poco, come tante donne, potresti sentirti
isolata e disorientata. Qui di seguito ti presento alcune informazioni utili, relative all’assistenza nel pubblico e nel privato. Parlando di ospedali, segnalo le strutture che operano con un’assistenza ostetrica più tradizionale e tecnologica, ma anche le strutture aperte al parto attivo e ad un’assistenza più umanizzata. Ma, proprio per la continua evoluzione della situazione, ti suggerisco di chiedere conferma man mano alla struttura verso cui sei orientata.

Accesso agli ospedali ostetrici del torinese L’accettazione, attualmente, è regolamentata da un triage esterno dove viene rilevata la temperatura alla coppia e chiesto se è presente tosse e se c’è stato contatto con persone infette; se il partner ha una T° superiore a 37.5, o se sono presenti altri sintomi, viene escluso dall’accompagnamento, anche se si può essere affiancate da altra persona; Se la puerpera ha sintomi, viene indirizzata ad una serie di esami e ad un percorso differenziato, più tutelato. Se tutto è negativo, ovviamente il percorso sarà quello concordato nel bilancio di salute.

OIRM Ospedale Sant’Anna Tel. 0113134270 : Assistenza al parto: tradizionale 
Presenza partner: garantita con mascherina,  dalla comparsa del travaglio attivo fino a due ore dopo il parto. Visite parenti: non possibili. Dimissione: con parto fisiologico, a 72 ore. Possibile dimissione precoce a 48-50 ore se le condizioni della puerpera e del bambino lo consentono, firmando sotto propria responsabilità e solo se seguite da ostetrica esterna. Servizio di assistenza domiciliare al parto Ospedale sant’Anna: sospeso!

Ospedale Maria Vittoria tel. 0114393457 e Ospedale Mauriziano tel 0115082922:
Assistenza al parto tradizionale Presenza partner: esclusa, la donna entra in reparto da sola, il partner resta fuori dall’ospedale, fino alla dimissione. Visite parenti: non possibili. Allattamento materno con mascherina, concesso il rooming-in, ma il bambino non può stare nel letto con la madre. Dimissione: con parto fisiologico, a 72 ore. Possibile dimissione precoce a 48-50 ore se le condizioni della puerpera e del bambino lo consentono, firmando sotto propria responsabilità e solo se seguita da ostetrica esterna.

Ospedale Martini tel. 01170952531: Assistenza al parto attivo Presenza partner: garantita con mascherina,  dalla comparsa del travaglio attivo fino a due ore dopo il parto. Visite parenti: non possibili. Dimissione: con parto fisiologico, a 72 ore. Possibile dimissione precoce a 48-50 ore se le condizioni della puerpera e del bambino lo consentono, firmando sotto propria responsabilità e solo se seguita da ostetrica esterna. 

Ospedale di Civile di Ciriè tel.0119217289: Assistenza al parto attivo . Presenza partner: garantita con mascherina, dalla comparsa del travaglio attivo fino a due ore dopo il parto. Visite alla puerpera: concesse solo al padre h 13-14 e 19-20. Dimissione: con parto fisiologico, a 72 ore. Possibile dimissione precoce a 48-50 ore se le condizioni della puerpera e del bambino lo consentono, firmando sotto propria responsabilità e solo se seguite da ostetrica esterna

Ospedale di Moncalieri tel 0116930277 e di Chieri tel 01194293155: Assistenza al parto  attivo Presenza partner: garantita con mascherina,  dalla comparsa del travaglio attivo fino a due ore dopo il parto. Visite parenti: non possibili Dimissione: con parto fisiologico, a 72 ore. Possibile dimissione precoce a 48-50 ore se le condizioni della puerpera e del bambino lo consentono, firmando sotto propria responsabilità e solo se seguite da ostetrica esterna.

Ospedale di Savigliano tel.0172719357:  Assistenza al parto attivo Presenza partner: garantita con mascherina,  dalla comparsa del travaglio attivo fino a due ore dopo il parto. Visite alla puerpera: concesse solo al padre in orario continuativo dalle 8.30 alle 20.30; in caso di cesareo può fermarsi 2 notti. Dimissione: con parto fisiologico, a 72 ore. Possibile dimissione precoce a 48-50 ore se le condizioni della puerpera e del bambino lo consentono, firmando sotto propria responsabilità e solo se seguite da ostetrica esterna.

Il personale degli ospedali non distribuisce mascherine, è consigliato farsene una o due con l’aiuto di un tutorial e portarsela, deve essere sufficiente a fermare le goccioline di saliva. La presenza del compagno in sala parto dipende dall’avere questo prezioso ausilio. In questo periodo, in nessun ospedale è possibile essere accompagnate da un’ostetrica, se non in alternativa al partner, nei casi in cui è previsto.

36042c734ef9545338f939770018c552--watercolor-ideas-watercolor-paintingNel settore privato, in questo periodo, personalmente offro presenza nelle seguenti prestazioni che, a differenza di altre attività, rivestono carattere d’urgenza:

Visite in gravidanza a domicilio o in studio Servizio di assistenza al travaglio di parto con trasferimento in ospedale per il parto
Assistenza domiciliare al parto, al post parto, prime cure neonatali, con due ostetriche.
Assistenza in puerperio, sostegno allattamento materno..

Prestazioni online, sessioni di un’ora e mezza:
Percorso di accompagnamento e organizzazione al parto Sostegno allattamento Sessioni di svezzamento. Ricordo che sono iscritta all’Associazione Nazionale Parto a Domicilio e in Casa Maternità, coordinamento nazionale di ostetriche, per l’assistenza in sicurezza.

 

Equinozio di Primavera

FOTO EQUINOZIO

L’Equinozio di primavera,  è anche il momento in cui la Vita riappare sulla terra nella sua pienezza, la natura si risveglia dal sonno invernale e parallelamente in noi si accende una nuova energia, carica di forza, di creatività e vitalità.

In questo momento in cui le contingenze ci hanno chiesto di fare silenzio, di fermarci, di mettere dello spazio fisico tra noi e chi ci circonda, il messaggio di questa giornata arriva comunque potente, facendoci pensare al cambiamento, alla trasformazione.

Ma, come in tutte le trasformazioni, troviamo il dolore, la fatica, il vuoto che ci portano a fermarci e stare, ad ascoltare una nuova voce interiore, fatta di rabbia e disorientamento, ma anche di sorpresa e paura, di impotenza e smarrimento,  trovandoci immersi in un nuovo presente, duro e concreto, più simile all’inverno. Ma sappiamo bene come il linguaggio della vita, con la sua crudezza, porti a risvegliare le coscienze, scuotendoci dal torpore delle nostre sicurezze, delle nostre abitudini, dei valori a cui ci siamo legati. 

Primavera, ci fa pensare alla gestazione, all’attesa, ai sogni e alle aspettative, riposte nella nuova vita che cresce in noi.

E’ un’altra porta che si apre, dove il mistero verrà svelato, alla fine di un lungo percorso. 

In questo momento potremmo direzionare le nostre energie alla solidarietà, con chi sta accanto a chi è solo nel passaggio, con chi lavora in trincea ; ad  una vicinanza più spirituale e rispettosa verso chi è vicino a noi ma distante, intoccabile, inavvicinabile, nell’attesa che nuovi germogli si aprano.

 

 

E’ dolce primavera – Virgilio

 

Alla selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera;

a primavera gonfia la terra avida di semi.

Allora il Cielo, padre onnipotente, scende

Con piogge fertili

E accende ogni suo germe. Gli arbusti risuonano

Del canto degli uccelli, i prati rinverdiscono.

E i campi si aprono: si sparge la tenera acqua;

ora al nuovo sole si affidano i nuovi germogli.

Un’assunzione di responsabilità ai tempi del COVID-19

Buongiorno, valutando la situazione attuale, ritengo necessaria un’assunzione di responsabilità verso noi stessi e gli altri, tutelando le persone più fragili, e le persone tutte, mamme, bimbi e famiglie che accedono al mio studio.
Fermarci in casa, ci permetterà di scoprire una nuova dimensione di noi stessi e di chi ci sta accanto. Forse giocheremo e parleremo di più con i nostri figli, con i nostri famigliari.

Forse possiamo riscoprire un tempo nuovamente concreto, ormai assorbito dai social e dalle mille cose che ci attendono.
Con le nuove disposizioni, volte al contenimento del virus Covid-19, d.p.c.m 8.3.2020, ho deciso, fino a nuovo ordine, di adottare le seguenti misure di sicurezza:
Corsi e conferenze di qualsiasi genere, sospesi; consulenze ostetriche e sulla genitorialità, potranno essere effettuate telefonicamente; le visite ostetriche verranno eseguite solo su appuntamento, in studio o a domicilio. L’assistenza a domicilio di gravidanza, parto, puerperio e allattamento, continuerà.
Per contattarmi: 3283072876 ma anche
gaudenzia.caselli@gmail.com

COVID 19
Seguitemi per rimanere aggiornate!

Buona festa della donna!

“Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche
tu assomigli al mondo nel suo atteggiamento di abbandono.
Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava
e fa saltare il figlio dal fondo della terra.
Sono stato solo come una galleria. Da me fuggivano gli uccelli
e in me la notte entrava con la sua invasione possente.
Per sopravvivermi ti ho forgiato come un’arma,
come una freccia al mio arco, come una pietra nella mia fionda.
Ma cade l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del petto! Ah gli occhi dell’assenza!
Ah la rosa del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo di donna mia, persisterò nella tua grazia.
La mia sete, la mia ansia senza limite, la mia strada indecisa!
Oscuri fiumi dove la sete eterna continua,
e la fatica continua, e il dolore infinito.”

Pablo Neruda20200308_124126_0000

 

Corso di emergenze ostetriche a domicilio

Il 27 e il 28 gennaio ho partecipato al corso di “Emergenze Ostetriche a domicilio”, tenutosi a Milano presso la Casa Maternità “La via lattea”. Ogni due anni le ostetriche che assistono a domicilio o in casa maternità, hanno l’indicazione a frequentare questo corso per mantenersi allenate sulle sequenze di intervento e aggiornarsi sulle procedure più efficaci.

Due ostetriche per tutte noi importanti hanno condotto il seminario:

Sonia Richardson, con purtroppo la sua ultima partecipazione, ha illustrato i diversi tipi di emergenza di fronte alle quali noi ostetriche possiamo trovarci nell’assistenza domiciliare al parto  e il loro trattamento, in attesa dell’intervento da parte del 118 e del trasferimento in ospedale: la distocia di spalla, il prolasso di funicolo, la mancanza di vitalità del neonato, con necessità di rianimazione, l’emorragia materna…. infine la presentazione podalica assistita negli ultimi anni più solo chirurgicamente con il cesareo, nel caso ci si trovasse nell’inaspettata situazione di un bambino in presentazione podalica, già in fase espulsiva.

Marta Campiotti, ha invece portato l’attenzione su La comunicazione nell’emergenza”: come l’ostetrica deve porsi con la coppia, di fronte all’emergenza a priori, nelle riflessioni relative all’organizzazione del parto in casa, sia quando una situazione in emergenza si manifesta. Infine considerazioni sulla sicurezza rispetto all’assistenza al parto spontaneo in pregresso cesareo.

Al seminario hanno partecipato una ventina di ostetriche. E’ stato intenso raccontarsi dalle realtà tra loro più distanti della penisola ed è stato per me molto emozionante constatare quante giovani si stanno mettendo in gioco oggi in questo ambito.

 

formazione emegenze ostetriche

formazione emergenze ostetriche

Nascere in Casa nel 2020

Nell’85 ho iniziato l’assistenza ai parti a domicilio e subito ho scoperto che il fenomeno era diffuso in tutta Italia, come reazione a un’assistenza medicalizzata del parto, a cui eravamo costrette, negli ospedali, molto spesso senza possibilità di mettere in discussione il sistema e trovare insieme nuove soluzioni che rispondessero ai bisogni delle donne, le quali vivevano gli stessi conflitti.
Trovammo la risposta nell’assistenza a domicilio: tantissime furono le richieste! Urgeva organizzarsi per creare una piattaforma di assistenza che in sicurezza rispondesse a questi criteri.In quegli anni fondammo il Coordinamento Nazionale parto a Domicilio che nel 2002 divenne l’associazione Nascere in Casa che ad oggi conta sempre più iscritte.

A livello nazionale abbiamo continuato a confrontarci in assemblea due volte all’anno e a mantenerci aggiornate su molti temi inerenti questo tipo di assistenza, come le emergenze ostetriche a domicilio, il convegno sul parto a domicilio, la relazione di ascolto e di aiuto tra ostetrica e puerpera e moli altri. Molta della formazione è avvenuta con i grandi esperti internazionali dell’ostetricia come Leboyer, Sheila Kitzingher e tutt’ora coinvolge anche Michel Odent.

Oggi i numeri che possiamo condividere con voi ci parlano di una solida esperienza e di una vitalità che valorizza il lavoro di tutte noi.

Per maggiori informazioni visitare il sito

www.nascereacasa.it

Un bilancio dell'operato del coordinamento Nascere in Casa di cui faccio parte

Un bilancio dell’operato del coordinamento Nascere in Casa di cui faccio parte